Claudia non avrebbe mai voluto frequentare l’università. Avrebbe voluto viaggiare, andare in giro per il mondo, conoscere persone nuove. A volte si era anche chiesta se si fosse mai sentita legata al suo paese di origine: sua nonna le aveva parlato dei profumi di quando era piccola, ma lei quei profumi non li ricordava neanche, nonostante la sua ottima memoria. 

Avrebbe voluto viaggiare, ma le mancava sempre quel coraggio per fare quel passo in più e non sentiva di avere forza a sufficienza per imporsi con la sua famiglia in questo tipo di scelte e così aveva seguito pigramente il suo ragazzo, si era lasciata convincere: una città nuova, un cielo diverso, tanto sole, tanto verde, ma sentiva che quello non era il suo posto. Quel sole che si aspettava era una bellezza rara e , anche quando c’era, non riusciva a coglierne l’energia.

Claudia non avrebbe mai voluto frequentare l’università: eppure, oggi, con questo grigio cielo invernale, si era ritrovata in fila per una delle tante trafile burocratiche. “La tecnologia non avrebbe dovuto snellire queste inutili trafile?” si chiedeva. E non sapeva darsi risposta. 

Osservava la gente che attendeva in coda: ne scrutava le espressioni impercettibili, cercava di indovinarne i sogni, le motivazioni, cercava di capire cosa le spingeva ad attendere lì, pazientemente, in coda. 

Cercava di studiare i loro sogni, per non pensare ai propri e, soprattutto, si chiedeva quali fossero e quanto fosse stata condizionata. Le sembrava di vivere una vita non sua.

Mentre restava assorta nei suoi pensieri, si sentì urtare. Non le piaceva mai ricevere questi contatti improvvisi, quindi, senza volerlo, diede uno scossone molto forte: l’impulso fu più forte e non si rese nemmeno conto che aveva buttato a terra una ragazzina. Quando se ne accorse, arrossì di colpo: sì, ne era certa, era diventata rosse, lo sentiva dalle sue guance che avevano praticamente preso fuoco. Eppure non le succedeva spesso. Mentre continuava ad arrovellarsi su questi pensieri infantili, non si era accorta che quella ragazzina le stava parlando. Impiegò un po’ di tempo per capire che le stava parlando in una lingua non sua. Si guardò intorno: le persone in fila sembravano non prestare minimamente attenzione a quella ragazzina che faticava quasi ad alzarsi. All’improvviso, la colse un pensiero terribile: era minorenne? Era sola? Era stata lei a farle male? Di istinto, si chinò per aiutarla, ma la ragazzina smise di parlare e le sorrise con aria compiaciuta. Poco dopo, si avvicinò una signora.

Anzi, no, una ragazza. Claudia realizzò che la mamma della ragazzina (era sicuramente sua madre) aveva poco più della sua età. Sì, era sua mamma, visto che aveva iniziato a parlarle e capiva quello che diceva. All’improvviso, sentì che quella ragazza le trasmetteva un’energia contagiosissima. Si chiamava Cristina e le stava raccontando di quanto fosse vivace sua figlia, di quanto, nonostante tutto, avesse deciso di iscriversi all’università, anche se era lì da sola, con la famiglia lontanissima. Sua figlia era nata all’estero, non le aveva mai parlato in italiano. Anche lei aveva vissuto all’estero da quando era adolescente, poi, un bel giorno, il padre di sua figlia l’aveva mollata e a lei era venuta una gran voglia di tornare nella sua città di origine e reinventarsi.

Cristina propose a Claudia di mollare la fila e andare a prendere un gelato. Ci avrebbero pensato domani a occuparsi di quelle scartoffie burocratiche.

Claudia non avrebbe mai voluto frequentare l’università. O forse sì. Ad ogni modo, non le importava poi tanto. Quello che contava era aver ritrovato un inspiegabile slancio vitale, una voglia di conoscere il mondo, anche senza viaggiare tanto, per ora.

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